sabato 17 gennaio 2015

1918 - Dal diario di guerra del Ten. Mario Marchi alla madre: “una lettera che io scrivo e che te non avrai.”




1918 - Dal diario di guerra del Ten. Mario Marchi alla madre:
“...una lettera che io scrivo e che te non avrai....”

1918 - Dal diario del Ten. Mario Marchi alla madreuna lettera che io scrivo e che te non avrai.”
Il Ten. Mario Marchi, durante la “Grande Guerra”, tiene un diario che giustifica con queste parole: “il mio scopo non è quello di scrivere le mie memorie che non interesserebbero a nessuno; è invece quello di far sapere, in caso di mia morte, a mamma ed ai miei come ho passato questo tempo lontano da loro sino al mio ultimo giorno…”

Dal diario pgg. 17 - 19:

8 maggio [1918]
………………….
Mamma carissima,
è questa una lettera che io scrivo e che te non avrai. Farò sempre così alla vigilia di affrontare il pericolo. Parto domattina per la prima linea e mi tratterò due giorni o tre. Ho preparato tutto minuziosamente indugiandomi fino a tardissimo. Ho il mio sacco alpino con dentro asciugamani e biancheria di ricambio. Ho tirato fuori il sacco a pelo, la pelliccia, elmetto e maschera. Ho preso il piastrino di riconoscimento e dalla cassettina dove tengo le cose care ho preso il Crocifisso. È il Crocifisso che stette sul petto di Babbo sul letto di morte. Primo di metterlo nella bara (e lo calammo io, il dottore, Ugo Lena ed il fedele Baiocchi) poco prima io lo avevo sostituito con un altro simile che era nella camera. Ti ricordi il riflesso del sole nell’acqua del fiume che scherzava sulle pareti della stanza?
Questo Crocifisso l’ho avuto sul petto quando ho affrontato il pericolo. Mi sembra bello se lo avrò sul petto morto questo Cristo che è stato sul petto di mio Padre.
Carissima mamma, prima di affrontare il pericolo, penso lungamente a te, a Delia, al mio Cesare. L’idea della morte non mi spaventa. Mi sembra di aver già detto che la mia vita scorre così rapidamente che quando penso ad anni ed anni fa rivedo tutto come se fosse di ieri. E perciò fantasticando e pensando al futuro credo che fra una ventina anni che passeranno in un volo, mi ci troverò egualmente e non farò la bella morte di guerra, ma la morte dolorosa dell’ammalato che ha sofferto, che soffre e si spenge.
A quello che potrò incontrare così preferirei quella bellissima accanto ai cannoni tuonanti. Ma il destino è nelle mani di Dio.
Penso però al tuo dolore e questo mi strazia. Ti vedo come la madre di Piero Martinelli, come il dottore e l’anima mia sanguina. Ma tu pensa per tuo sublime conforto che la vita è breve e che l’anima è eterna. Chql’uomo deve combattere. Che io sono quassù a difendere te, Delia e Cesare come se voi foste dietro le mie spalle. Che io morirò contento.
Tu che sei così buona, che sei sempre stata così forte non puoi volermi vile.
Ti chiedo perdono per tanti tanti peccati e ti bacio in ginocchio.


Nessun commento:

Posta un commento