lunedì 9 giugno 2014

Ricordi della Grande Guerra di una famiglia lucchese - II° parte


Una famiglia lucchese durante la Grande Guerra (1914 -18) – II° parte

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LA PRIMA FASE DELLA VITA MILITARE
Alla visita di leva effettuata probabilmente nel 1910, all’età di 20 anni, Mario Marchi era stato assegnato alla III° Categoria, certamente per la debolezza della costituzione fisica, e ciò implicava l’esenzione dagli obblighi militari. L’ingegner Marchi fu tuttavia rivisitato il 20 marzo del 1916, essendo stati richiamati alle armi gli appartenenti a tale Categoria di ogni classe. La nuova visita militare pose Mario Marchi in congedo illimitato.
Tuttavia, dopo poco più di un mese dalla certificazione del congedo illimitato, il 30 Aprile 1916 è richiamato alle armi e assegnato col grado di sottotenente al 6° Reggimento di Artiglieria da Fortezza di stanza a Torino, probabilmente per un decreto che riduceva la lista delle patologie che davano diritto all’esenzione. .
Stato di servizio militare - I° pagina

 
Dopo poco più di un mese dalla certificazione del congedo illimitato, il 30 Aprile 1916 è richiamato alle armi e assegnato col grado di sottotenente al 6° Reggimento di Artiglieria da Fortezza di stanza a Torino: “…..Quanto alle cose mie vanno magnificamente. Si passano coi compagni giornate di lavoro ma di grande allegria. Ci sono professori di università, ingegneri, laureati di ogni genere e siamo tutti ragazzi. Vorrei che tu sentissi i nostri magnifici cori guidati da due ingegneri già anziani e da un professore di liceo della classe più anziana. Quando poi sono alle istruzioni sono un vero caporalaccio………. Ma ora cambio vita e passo all’officina. …..…” [Torino, 27 giugno 1916 - lettera A1/16 ]
La permanenza nell’officina di Savona si prolunga per tutto il 1916 e agli inizi del nuovo anno si profila il rientro al Reggimento di Torino:Carissima mamma……c’è stato un largo mutamento di ufficiali da un’officina all’altra, che ha scombussolato molto tutti i pronostici che si facevano per noi durante la settimana. Perché devi sapere che nella circolare che destinava alla zona di guerra tutti gli ufficiali dall’81 in po……..” [Savona, 14 gennaio 1917 - lettera A9/17 ]
La circolare citata è il primo segno della necessità per lo stato maggiore italiano, come del resto per tutti gli stati maggiore degli altri paesi belligeranti, di reintegrare le gravi perdite subite dalle truppe nei primi due anni di guerra. Necessità divenuta di massima urgenza col passare dei mesi, come si rileva dalla missiva inviata da Torino, dove il Ten. Marchi è stato trasferito in attesa di essere inviato nella zona di guerra: “…..E la mano di ferro del nuovo ministro Giardino [Militare di carriera pluridecorato fu ministro della guerra nel gabinetto Boselli] si fa sentire sempre di più. Gli esonerati ritornano a stormi ai reggimenti. E con che musi! I riformati saranno passati finalmente al crivello e si vedono andare sconsolati che fanno pietà…..” [Torino, 16 agosto 1917; lettera A4/17].
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 LA PERMANENZA PRESSO IL BATTAGLIONE A TORINO PRIMA DELLA PARTENZA PER IL FRONTE

Nel mese di luglio del ’17 il Ten. Marchi segue presso il battaglione con cui ha iniziato la vita militare la preparazione prevista per essere inviato in zona di guerra: “Carissima mamma, volevo sempre scriverti ed invece anche ieri non mi fu possibile perché, benché durante il picchetto antiaereo avessi ben poco da fare, non potevo assentarmi per impostare prima delle 8. Ti dirò la verità che comincio ad essere un po’ seccato. Per ora sono ancora subalterno al 3° reparto e passerò comandante del 2° solo a fine di settimana….” [Torino, 11 luglio 1917; lettera A7/17].
Inoltre per tranquillizzare la madre il Ten. Marchi fa la previsione di una lunga permanenza a Torino: “….Prima di primavera non andremo al fronte anche perché, andando coi grossissimi calibri, l’inverno è poco propizio ai nostri traini e ai nostri lavori….” [Torino, 16 luglio 1917; lettera A4/17].
Altre lettere inviate danno un vivace spaccato della vita condotta presso il battaglione. Momenti sereni e gratificanti, sempre accompagnati dal desiderio di combattere al fronte: “…. quando mi trovo insieme con questi ragazzi [i soldati del reparto di cui è divenuto comandante] ogni malumore scompare e divento allegro come loro. Già mi conoscono bene e sanno che scherzo sempre; sicchè quando faccio qualche sfuriata vedo sempre qualcuno che si mette a ridere cogli occhi ed allora scappo per non mettermi a ridere anch’io. Però fanno quello che voglio e all’istruzione sono bravi ed attenti. E questo mi basta. Quando penso che probabilmente un giorno o l’altro posso essere destinato in qualche ufficio tecnico a rimbecillire davanti a delle macchine o delle carte mi prende una grande tristezza. La vera vita è andare con questi ragazzi e con questi cannoni e prender parte alla burrasca. E sono sicuro che come sono ora lieti e spensierati così lo saranno lassù sia nei lunghi lavori che nella condotta del fuoco. Ma la nostra partenza appartiene al futuro remoto.” [Torino, senza data; lettera A3/17]
Brevi scene di piccole miserie umane: ……….ho chiamato i carabinieri e ho sequestrato tutto il pane a quel ladro del cambusiere che vendeva del pane inacidito. Si è fatto un processo in piena regola sotto la mia presidenza. Ho interrogato i testimoni ho fatto dei lunghi verbali e dei lunghissimi rapporti ed ho rimesso tutto al Comando che manderà il vivandiere davanti al tribunale. Non ti dico la contentezza dei miei soldati che mi vogliono un gran bene anche perché sono sempre in mezzo a loro…..” [Torino senza data; lettera A3/17]
Momenti di pura emozione: “Ora interrompo [la lettera] perché devo recarmi al comando del reggimento per fare gli esami ai caporali maggiori che devono passare sergenti….. Dunque feci così gli esami e bisogna che ti racconti di un tipo curiosissimo di cap. maggiore che ha dato una risposta degna di essere ricordata. Avendolo interrogato, nell’esame di geografia, su quel fiume che passa da Trento prima è rimasto senza rispondere poi mi ha detto “Prima anderò e poi guarderò che fiume ci passa”. Ed è uno del ’76 che ha già fatto un anno e mezzo di campagna davanti a Gorizia e sul Carso e che ha chiesto ora di ritornare a combattere in seguito alla morte in guerra di un suo giovane fratello….” [Torino, 12 agosto 1917; lettera A5/17]

Nelle lettere inviate da Torino alla famiglia sono trattati anche due eventi che trovarono ampio spazio sui giornali dell’epoca.
Il tentativo di mediazione di papa Benedetto XV dell’agosto del 1917 [Una nota diplomatica segreta (ma resa subito pubblica, non da parte pontificia) di Benedetto XV alle potenze belligeranti – la nota portava la data del 14 agosto, ma fu inviata realmente il 9 – insisteva sui principi generali di sistemazione del dopoguerra: disarmo, organizzazione pacifica internazionale. Per le questioni di guerra, esso proponeva la reciproca restituzione dei territori occupati e la restaurazione dell’indipendenza del Belgio, Francia e Germania, Italia e Austria avrebbero dovuto intendersi con spirito conciliante circa le loro questioni territoriali.” Storia del Novecento di Luigi Salvatorelli, pg. 514 – A. Mondadori 1957] è visto con molta avversione e con spirito anticlericale: “ Tu [alla sorella Delia] mi dirai che fra qualche mese ci sarà la pace. Ma io ti dico di no, e che la pace non si farà che quando saremo a Trieste, in barba a Benedetto ed alle sue panzane. Al quale Benedetto si potrebbe applicare un dilemma (a due corni semplicemente) [Le due alternative del dilemma. Nella stessa lettera scrive “….di un dilemma che, appunto per avere tre corni, differisce da tutti quelli proposti dall’antica e dalla moderna filosofia.”]. O è giudice, su questa teoria del bene e del male e allora dia la ragione a una parte e il torto a quell’altra e non esiti tanto dal momento che è infallibile. Se se ne lava le mani come Ponzio Pilato, dimostra di non essere capace a giudicare ed allora fuori dai piedi. Ma io ritengo che sia un qualsiasi pappagallo lanciato dall’arca di Guglielmo [Guglielmo II°, imperatore della Germania] coll’olivo nel becco … ” [Torino, 18 agosto 1917; lettera B7-17].
ed in altra lettera il tenente Marchi si esprime addirittura con parole blasfeme: “ …E la pace non si farà, nonostante questo sudicio Benedetto [Negli ambienti patriottico-militari italiani e francesi destò grandissimo sdegno la frase pontificia “inutile strage”, riferita alla guerra.] che fa gli interessi dell’Imperatore d’Austria invece che quelli della religione. Buon segno! Se sono attaccati anche a questo nanerottolo perché non hanno altri moccoli! Non ho avuto tanta fiducia come ora.  [Torino, 16 agosto 1917; lettera A4-17].
L’altro avvenimento è la sommossa nella città di Torino dell’agosto del ’17 [“I moti di Torino scoppiarono fra il 22 e il 25 agosto. La popolazione chiede pane ed urla slogan pacifisti, i lavoratori incrociano le braccia in molte fabbriche, vengono erette barricate e avvengono saccheggi. Il bilancio della repressione militare provoca una quarantina di vittime ed oltre 200 feriti. [1914-1918 la prima guerra mondiale, S. Audoin-Rouzeau e A. Becker – Editoriale Libraria Triere 1999] [“Il prolungarsi della guerra e l’accumulo dei suoi effetti devastanti avevano prodotto nel frattempo un serio deterioramento dei fronti interni, che si manifestò in un diffuso desiderio di pace e in lotte sociali sempre più aperte ed estese. Accanto agli scioperi, di cui abbiamo già richiamato l’aumentata frequenza ed intensità nel corso del 1916-17, occorre segnalare l’esplodere di manifestazioni di piazza contro la fame e la guerra, a cominciare dal moto di Torino dell’agosto 1917, che per le sue caratteristiche semi-insurrezionali ne fu uno degli esempi più clamorosi. Cominciava a profilarsi lo spettro di un’insofferenza e di un’insubordinazione generalizzata, che sembrava mettere in discussione uno degli obiettivi su cui le classi dominanti avevano esplicitamente puntato: l’aumento della coesione nazionale e il dirottamento dei conflitti di classe sotto la pressione della minaccia esterna.” [La Storia – I grandi problemi dell’Età Contemporanea vol. 3 – Dalla Restaurazione alla prima guerra mondiale – pg. 777 – Garzanti 1998].
Un breve cenno doloroso ne è fatto nella lettera inviata alla madre, dopo pochi giorni dall’evento: “Carissima mamma, ero già molto triste per gli avvenimenti di questi giorni che hanno lasciato in tutti noi un’impressione indimenticabile. Il mio servizio è stato lungo e grave, ma grazie alla disciplina ed alla buona volontà dei miei ragazzi l’ho compiuta mirabilmente” [Torino, 30 agosto 1917; lettera A6-17].
Più ampia è la descrizione nella lettera scritta a novembre, dopo Caporetto, e il giudizio è divenuto aspro, proprio del soldato sentitosi tradito dal fronte interno: “….Molto dolore ebbi a sopportare durante i tumulti di Torino. E qui ti voglio ricordare il magnifico contegno dei miei figlioli che dovetti trattenere spesso per impedire loro che si slanciassero alla baionetta. Non ho sparato sui rivoltosi perché non ho avuto offese dirette quando comandavo ala compagnia. Altre volte mi è stato sparato contro, ma i superiori dai quali in quei momenti dipendevo mi hanno impedito di reagire. Se prima ero contento di non avere ucciso Italiani per quanto tristi e rei, ora me ne dolgo e sarei più lieto se nelle vie di Torino avessi fatto strage…” [Zona di guerra, 22 novembre 1917; lettera C8-17].

- Torino, 27 giugno 1916 - lettera A1/16

- Savona, 14 gennaio 1917 - lettera A9/17

- Torino, 16 agosto 1917 - lettera A4/17


- Torino, 11 luglio 1917 - lettera A7/17

- Torino, senza data - lettera A3/17

- Torino, 12 agosto 1917 - lettera A5/17

- Torino, 18 agosto 1917 - lettera B7/17

- Torino, 30 agosto 1917 - lettera A6/17

- Zona di guerra, 22 novembre 1917 - lettera C8/17


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