martedì 3 giugno 2014

Ricordi della Grande Guerra di una famiglia lucchese - I° Parte


Una famiglia lucchese durante la Grande Guerra (1914 -18) – I° parte
In occasione del centenario dell’inizio della I° guerra mondiale desidero pubblicare alcuni documenti amorevolmente e religiosamente conservati dalla famiglia di mio padre.
La fotografia sotto riprodotta ritrae i componenti della famiglia Marchi nel 1916: la madre Emma Bisordi, vestita a lutto per la recente morte del marito, il figlio maggiore Mario ingegnere, con la divisa da ufficiale, la figlia Delia, in abiti da crocerossina, e il minore Cesare, studente del Liceo Classico di Lucca, vestito alla marinara.

La documentazione è costituita dal diario e dagli appunti di guerra del Tenente Mario Marchi e dalle lettere/cartoline scambiate con la famiglia in numero di 570.
Poiché la figura a cui fanno riferimento le carte di archivio è il Tenente Mario Marchi, il primo post è dedicato ai suoi studi, premessa necessaria per capire lo spirito con cui affronta la vita di guerra.
I post che seguiranno sono:
La prima fase della vita militare(Una famiglia lucchese durante la Grande Guerra (1914 -18) – [II° parte])

“Sul Fronte del Cadore” (Una famiglia lucchese durante la Grande Guerra (1914 -18) – [III° parte])

“Caporetto” (Una famiglia lucchese durante la Grande Guerra (1914 -18) – [IV° parte])

“Sul fronte lungo il Piave” (Una famiglia lucchese durante la Grande Guerra (1914 -18) – [V° parte])

“Il Diario” (Una famiglia lucchese durante la Grande Guerra (1914 -18) – [VI° parte])
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Gli Studi

Mario Marchi nasce a Bagni di Lucca il 16/7/1890 da Giuseppe, possidente, che ha risollevato le condizioni economiche e sociali della famiglia dopo il tragico fallimento del padre Luca, adoperandosi in operazioni finanziare di un qualche rilievo e divenendo sindaco della cittadina termale lucchese per lungo tempo. La madre Emma è figlia unica di Raffaello Bisordi, uomo d’affari di Lucca, che le impartisce una buona educazione facendole frequentare scuole presso istituti religiosi.
Il giovane Mario studia a Lucca ospite del nonno materno e, dopo le scuole inferiori, frequenta il Regio Collegio, liceo classico d’élite della città.
  1. Foto ricordo degli studenti e degli insegnanti del Regio Collegio [ anno 1906]
  2. Mario Marchi è il primo con le braccia incrociate dell’ultima fila
Il giovane studente coltiva il ricordo dei prozii Giambastiani, che hanno partecipato alle battaglie risorgimentali del 1848 ed in particolare sono stati sui campi di Curtatone e Montanara. Gli ideali patriottici, coltivati nella tradizione familiare, sono culturalmente irrobustiti negli anni di intensissimo studio presso il Regio Collegio e diverranno saldo punto di riferimento nei momenti più tristi della grande guerra.
Durante gli anni di liceo dedica alla madre per l’onomastico la poesia “all’itali eroi”:



All’Itali eroi
Salve ai gloriosi
Nostri avi, che i petti
E l’arme  gloriosi
Esposero all’oste.
Salve ai poeti,
Che immortalaro
Coi gran canti
La patria loro
Salve agli eroi, Salve ai pittori,
A tutti quelli,
Che con allori
Reser lodata
E rispettata la loro cara
           Patria si amata
            Evviva! Evviva!
            E coi gloriosi
           Grandi poeti
           Pittor famosi!
           Che nell’italica
           Gioventute
           S’accenda forza
          Valor, virtute!
            E si le lettere
           Come le arti
           A fiorir tornino
            D’allori carchi.
   Mario Marchi


e quindici anni dopo, dalla linea del Piave a seguito della disfatta di Caporetto, scrive nello stesso giorno al fratello Cesare:
Nelle lettere tue e di mamma, insieme con la fede viva che tanto mi consola, noto un po’ di scoraggiamento per l’atteggiamento di quelli che non vedono che nero. Ebbene bisogna combatterli. Ognuno deve essere soldato sia qui come nell’interno. Combattere sempre ed ovunque. Ora più che mai mi convinco della infinita superiorità dello spirito sulla materia. Di che viviamo noi se non delle idee dei nostri antenati? Non rivive ora forse in me lo spirito degli zii combattenti, del nonno e di pappà così accaniti per l’Italia e contro il nemico? E così sempre sia e sarà. [Zona di guerra, 7 dicembre 1917 - lettera C19/17 ]
alla madre: “La logica è nemica della verità. Chi avrebbe detto ai patrioti del ’48 che l’Italia sarebbe stata grande? La logica avrebbe detto di no ma la fede diceva di si…” [Zona di guerra, 7 dicembre 1917; C15/17]
 e alla sorella “…..e chi ti  dice allora che il nemico vinto qui o altrove non debba sgombrare i territori occupati con velocità assai maggiore di quelli colla quale li ha invasi? Fede occorre. Che cos’era il misero Piemonte del ’48 di fronte all’Austria prima nel mondo? Eppure l’Italia si è fatta contro ogni ragionamento di logica. Io rileggo ora i Martiri di Belfiore. Compralo per Cesare e digli che lo legga tutto…” [Zona di guerra, 7 dicembre 1917 - lettera C18/17].
Il ricordo degli anni trascorsi sui banchi del Liceo restano sempre presenti ed in momenti particolarmente dolorosi sono motivo di dolce conforto. Nel dicembre del 1917, dopo che l’esercito italiano, travolto a Caporetto, resiste lungo il Piave, scrive in questi termini al giovane fratello Cesare, che frequenta dopo molti anni lo stesso Liceo Classico “Machiavelli”:Carissimo Cesare, la tua lettera tanto desiderata ha risvegliato in me tanti cari ricordi. Quanto ho lavorato col temperino per incidere sul banco il mio nome. Che ondata di ricordi! Chi mi avrebbe detto allora che a quel posto mio si sarebbe seduto un giorno il mio Cesare che allora sembrava una bimba?” [Zona di guerra, 4 dicembre 1917; C14/17].
Terminato il Liceo Classico, negli anni 1908-1910 Mario Marchi frequenta il biennio di avviamento a Ingegneria presso la Regia Università di Pisa con risultati brillanti, quindi si iscrive al Regio Politecnico di Torino dove frequenta il triennio di Ingegneria Industriale Meccanica, indirizzo non presente a Pisa.
Conseguita la laurea il 23 giugno del 1915, dopo aver attraversato momenti assai critici per la propria salute rivelatasi cagionevole ed essere stato colpito nello stesso anno dall’improvvisa morte del padre, il giorno seguente nella lettera in cui informa la madre del felice coronamento degli studi d’ingegneria scrive:“….Ora bisogna pensare al resto. Tu sai quello che voglio dirti e io so che per una madre è un grande dolore vedere partire un figliolo. Or ora ho abbracciato e salutato il mio amico Vecchiotti che parte domattina. Voglio dirti soltanto che tu pensi a questo momento. La guerra è lunga e difficile e la vita della nazione è in ballo. Saresti contenta tu se io facessi una vigliaccheria? Hai sempre avuto una gran forza e un gran coraggio. Vorrei che tu ne avessi ancora. Vorrei sentirmi consigliare da te quello che mi consigliò il povero babbo. Pensa che una vigliaccheria mia offende oltre di me la nostra famiglia. E Cesare? Che mi potrebbe dire Cesare fra dieci anni quando sarà grande? Addio a presto baci a tutti dal vostro Mario.” [Torino, 24 Giugno 1915; A3/15].
Lettera C19/17

Lettera C15/17

Lettera C14/17
 


Lettera A3/15




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