sabato 25 marzo 2017

NOTA DELLA SPESA 1758 - E RICEVUTA 1793




“1758 Bacchetta per il vitto vario - L”

di Casa Pellegrini - Borgo a Mozzano, Lucca


In nome di Dio, e di Maria  spesa
                                                            Lire           Soldi        Denari (*1)
1758 a di 7 luglio per uova n° 48         1                 8
per carne di castrato                         12.9
cervello e lattimetta(*2)  in tutto                              3               1  
“ di 8 detto per fragole                        1                  3  
“ di 9 d° per burro                               3.3               1            10
“ di 15 d° per una fetta di vitella        1                 10
e più per carne di lesso                        12.9
ed un cervello in tutto                3                   6              8
e più per carne grossa               1.4                4              8
e più per baccalà                      1                                    5  4
e più per cime di zucca, e
              cavoli cappucci           1                    6             4
e più per uova n° 10                                        6
e più per pesce di fium             1                     5
“ di 22 d° per carne di castrat        13.6                 3              3
e più per pollastri n° 9             3                  12
e più per acciughe                                        12
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1771 a di 17 gennaio vermicelli     1.6                  6
e caviale                                          2                    1           10
e pastume pisano                           11                    2          18 . 8

(*1) 12 denari = 1 soldo – 20 soldi = 1 lira
(*2) lattimetta = coratella di vitella



ricevuta indirizzata a Giacomo Vincenzo Pellegrini del Borgo per la riparazione di stoviglie.

9 agosto 1793




A 9 Agosto 1793
Sig.re Lett. Pellegrini deve per un ramino per il
Bucato di libbre 3 e once 4 senza ferro                                   £   5:
per canne nuove e suo filo                                                      £  -:16
e per rifattura di una teglia filo e stagnatura                        £  1:10
per stagnatura di altra teglia e tre cazzarole                         £  1:16
per stagnatura di dui paioli e cazzarola                                £  1:10
                                                                                                £ 10:12

Dato a conto il ramino vecchio di libbre                              £ 2:-
E più deve per un ramino per il brodo, e                              £ 8:12
Stagnatura di altro grande                                                    £ 1:4                                                                                                                                                           £.9:16

e per stagnatura di un laveggio                                             £.9:16
e ricomodatura della brocca                                                         £ 1:4
                              a 22 Ag° Sald



martedì 21 marzo 2017

CANZONE DELL'ARMATA DEL GRAPPA



“monte grappa tu sei la mia patria”
Canzone dell’armata del Grappa – Agosto 1918
A mano (il ten. Mario Marchi) scrive alla madre:
 “8 settembre 1918 baci dal tuo Mario”.
Documento appartenuto al ten. Mario Marchi, ufficiale d’artiglieria della 4° Armata, denominata il 29 Aprile 1918 dal suo Comandante, gen. Giardino, “l’Armata del Grappa”, che aveva il compito di difendere il massiccio del Grappa, ostacolo naturale fra il fronte e la pianura veneta.
Di questa Armata sono ricordate due battaglie vittoriose: la prima difensiva sostenuta il 15 giugno del ‘18 e la seconda dal 24 ottobre al 3 novembre dello stesso anno, un durissimo scontro offensivo che dette un grande contributo alla vittoria finale italiana della Grande Guerra.











Proclama del Comandante dell'Armata del Grappa:




sabato 11 marzo 2017

LO SCHELETRO RINVENUTO IN UNA CANTINA DEL CENTRO STORICO DI LUCCA.


Lo scheletro rinvenuto in una cantina del centro storico di Lucca.


Durante lo scavo effettuato in una cantina di un palazzetto, eretto sui resti delle mura medievali, vicino ai torrioni di Porta S. Gervasio (e Protasio -  due fratelli gemelli martiri cristiani a Milano nel III sec. d. C.), previo assenso della Soprintendenza Archeologica della Toscana, è stato ritrovato uno scheletro umano.  

Lo scavo è stato condotto con la massima attenzione, rimuovendo il terreno per piccoli strati e, dove richiesto dall’Archeologo che presiedeva ai lavori, il materiale rimosso veniva passato attraverso stacci per recuperare reperti come cocci, parti di utensili e talvolta ossa di animali.

Prima del ritrovamento dello scheletro sono stati rivenuti molti piccoli frammenti di vasellame di epoca romana e alto medievale [caduta dell’imp. romano 476 – 1066], oltre a una porzione di un piatto del XVI sec., che riporta nella parte centrale due stemmi gentilizi. Il piatto doveva fare parte di un servito di vasellame per le nozze di due famiglie nobili lucchesi [la ceramica è stata riconosciuta come produzione della famiglia dei Marchesi Buonvisi, che costruirono la villa nel parco oggi chiamata col nome del successivo proprietario conte Bottini].


All’inizio dello scavo, nei primi strati di terreno asportati, sono emerse ossa di animali e in particolare mascelle di maiale. Fino al 1945, termine della seconda guerra mondiale, in molte cantine di Lucca venivano tenute galline e porcellini, che servivano per l’alimentazione delle famiglie. 

Arrivati nello scavo quasi alla quota fissata, un operaio ha scoperto una piccola porzione del cranio dello scheletro e, ritenendolo erroneamente un oggetto di plastica, lo ha rotto nel rimuoverlo come si vede in fotografia. L’Archeologo è subito intervenuto e con la massima cura ha scavato tutto attorno usando una piccola paletta e uno spazzolino. È così stato riportando alla luce lo scheletro e definito il perimetro della fossa dove era stato posto il cadavere.

La fossa è scavata nelle misure che perfettamente si adattano alle dimensioni del defunto, tantoché la testa, poggiando contro la parete, appare in fotografia reclinata sul petto. La giacitura dello scheletro rileva che la salma era stata sotterrata supina nella stretta fossa senza alcuna cassa di legno e coperta direttamente dalla terra, per cui siamo in presenza di una tomba “non strutturata” cosiddetta dagli archeologi “terragna” [di terra]. 

La persona dello scheletro era una donna, come si può dedurre dalle ossa del bacino, era di altezza intorno a 1,5 m, essendo la lunghezza dello scavo di 1,60 m, e di età inferiore ai 30 anni per la buon stato di conservazione della dentatura.
Infine se è difficile definire con certezza se la donna sepolta fosse pagana o cristiana, l’assenza di corredi e l’epoca ormai di cristianesimo affermato nei sec. V° - VI a cui risale la sepoltura , fanno protendere per la seconda ipotesi. 

Per capire come sia stato possibile trovare questo scheletro, scavando nel centro storico di Lucca, bisogna conoscere la formazione e l’evoluzione della città nei vari secoli.
Lucca moderna è il risultato della stratificazione di epoche diverse dalla sua fondazione nel 180 a.C., come colonia romana, fino ai giorni nostri. Nell’impianto attuale la città conserva numerose evidenze del tessuto urbano romano. Lo schema adottato dai Romani nella costruzione della città era, a somiglianza di quello degli accampamenti militari, caratterizzato dall'incontro ortogonale fra le tende delle strade, dette cardini e decumani. Così all’interno della cerchia di mura attuali rinascimentali è ancora riconoscibile il tracciato dei due principali assi viari romani: il cardine massimo e il decumano massimo.
Il cardine massimo (frequentemente alla latina cardo, che significa "polo", "punto cardinale") era la via centrale del reticolo stradale che correva in direzione nord-sud. Il decumano massimo (in latino: decumanus maximus, variante di decimanus, derivato di decĭmus, "decimo") era la via centrale del reticolo stradale che correva in direzione est-ovest.
Verso est la città romana terminava all’inizio di piazza “Santa Maria foris Portam”, dove si trovava una delle quattro porte della cinta muraria, e l’attuale proseguo del decumano massimo romano in questa direzione è costituito da via S. Croce, fino a Porta S. Gervasio e Protasio, e da via Elisa.
Nelle città romane per legge, entro i confini di una città non doveva esserci la necropoli (un agglomerato di tombe, disposte sovente in modo disordinato), le tombe infatti venivano poste fuori dalla città e quasi sempre lungo le strade che uscivano dalle mura.
Pertanto fino alla caduta dell’impero romano [476 d. C. – V° sec.] e per alcuni secoli successivi  i defunti venivano seppelliti, riferendoci alla parte est della città di Lucca, lungo il decumano massimo nel tratto fuori delle mura romane  e ricordando che la cinta medievale di porta S. Gervasio e Protasio risale al XII-XIII sec. (1255), lo scheletro ritrovato nella cantina ricavata nelle mura medievali era stato seppellito rispettando tale regola.
A conferma che la zona dove è stato ritrovato lo scheletro era un’area sepolcrale negli scantinati di un edificio vicino, in via Elisa, angolo con via del Fosso, sono emerse diverse sepolture di epoca longobarda (VII secolo d.C.).

sabato 4 marzo 2017

TANGO SOCIALISTA - musica argentina -


tango-social de actualidad el socialista para piano
por antonio m. lagomarsino

Spartito di musica argentino inviato nel secondo decennio del XX sec. ai parenti di Borgo a Mozzano (Lucca) da emigranti italiani socialisti/anarchici.
Il partito socialista argentino debuttò come partito socialista operaio internazionale nel 1894, anche col fattivo contributo del gruppo “Fascio dei Lavoratori”, formato da italiani. Si può ritenere che i borghigiani emigrati, anche sulla scorta delle lettere da loro inviate, facessero parte del gruppo citato o comunque ne fossero simpatizzanti.
frontespizio
retro
L’Autore della musica, Antonio M. Lagomarsino, dopo aver combattuto in Uruguay al fianco di Garibaldi, si trasferisce a Buenos Aires dove si esibisce come tenore nel Teatro de la Victoria e compositore.
In alto a sinistra compare a stampa la dedica “ Al Excellentissimo Senador Socialista Doctor E. DEL VALLE IBERLUCEA” e scritto a mano: “il primo senatore socialista che è andato a la camera quest’anno”.
Ancora in alto due scritte a mano in senso verticale “D. Fust (?) Socialista” e “D. Preaci(?) Socialista”, con una freccia che indica due figure sulle scalinate.    
parte superiore del frontespizio
 
Al Excellentissimo Senador Socialista Doctor E. DEL VALLE IBERLUCEA”
In basso è scritto a mano: “Il palazzo rappresenta il congresso argentino (e come è vero il socialismo entra trionfante)”.
parte inferiore del frontespizio

SPARTITO:





lunedì 20 febbraio 2017

LA TOMBA SU CUI FURONO INCISI NOMI DI VIVENTI - 1650, chiesa di S. Francesco, Lucca -



la tomba su cui furono incisi nomi di viventi
- anno 1650 Chiesa di S. Francesco, Lucca -

Nella chiesa di S. Francesco a Lucca si conserva una tomba gentilizia a livello di pavimento, davanti all’altar maggiore, appartenuta alla famiglia Guasparini, ascritta alla nobiltà lucchese per il valore dimostrato da Cornelio, capitano alle dipendenze del condottiero Alessandro Farnese, nella conquista della città d’Anversa nelle Fiandre nell’anno 1585.
Il figlio di Cornelio, Giovanni, nel 1650 fece “scavare” la tomba riportando sulla pietra lo stemma di famiglia ed incisa la scritta:
 “D.(eo) O.(ptimo) M.(aximo) Ioannes Guasparinus C(ives) L(ucensis) sibi Margheritae (sic) de Burlacchinis coniuge suae Liberisque Salvatori, Pompejo, Floriano, Francisco, Dominico et Paolino H.MM.P. Anni jubilari 1650”.

Tomba della famiglia Guasparini.

Perimetrazione della lapide con la scritta e posizione dello stemma gentilizio.



 
Lo stemma Guasparini, ricavato da documenti della Biblioteca Statale di Lucca, è in campo turchino formato da una fascia di colore bianco, con inseriti tre pomi rossi, da una stella giallo oro a otto raggi e da una falce di luna colore argento. 




Sulla tomba sono riportati, prima della loro morte, i nomi dello stesso Giovanni (deceduto nel 1662), della consorte Margherita Burlacchini (vivente nel 1686 a Lucca) e dei sei figli maschi nati prima della realizzazione del sacello: Salvatore (deceduto nel 1691 a Firenze ed ivi sepolto), Pompeo (vivente nel 1677 a Lione), Floriano (vivente nel 1677), Francesco (deceduto nel 1665), Domenico (vivente nel 1673) e Paolino (vivente nel 1670). I nomi del figlio Gio: Maria e della figlia Laura non compaiono perché nati dopo il 1650. (Le date sopra riportate sono tratte dall’archivio di casa Pellegrini)

Questa tomba è legata anche al forte contrasto sorto fra Margherita Burlacchini nei Guasparini e la famiglia Pellegrini, di cui Giuseppe era divenuto genero sposando la figlia Laura nel 1666. La Burlacchini si oppose in maniera categorica all’inumazione di membri della famiglia Pellegrini nella tomba in S. Francesco.
Di Margherita Burlacchini (l’Inverno), dei figli Pompeo (l’Estate) e Laura (la Primavera) e di Giuseppe Pellegrini (l’Autunno) sono conservati i ritratti che formavano l’allegoria delle quattro stagioni nella galleria di casa Pellegrini.

L'INVERNO - ritratto di Margherita Burlacchini


La PRIMAVERA - ritratto di Laura Guasparini.

L' ESTATE - ritratto di Pompeo Guasparini.

L'AUTUNNO - ritratto di Giuseppe Pellegrini.






venerdì 10 febbraio 2017

I DISCIPLINARI DI PIEVE DI CONTRONE, FRAZIONE DI BAGNI DI LUCCA.




I disciplinatori di Pieve di Controne, frazione del comune di Bagni di Lucca.

La disciplina veniva operata attraverso la flagellazione ed era un attestato pubblico di penitenza.
I disciplinatori, che facevano parte delle due compagnie religiose della parrocchia di Pieve di Controne, “entravano due a due con la cappa messa in modo che il dorso rimanesse scoperto. Fatta l’adorazione al sepolcro …. si disponevano sempre due a due, lungo la navata centrale [della chiesa]. Il pievano intonava allora il miserere, al canto del quale cominciava a sfilare la processione ed i disciplinatori a fare la disciplina……. Lo strumento usato per la disciplina era formato da cordicelle alle cui estremità erano delle spille e delle lame. Da principio venivano usate le lame. Quando la carne si era arrossata e ben tumefatta, venivano usate le spille. Il sangue usciva abbondante da un corpo così preparato..”
 
 
FLAGELLANTI -( xilografia del XV sec.)
ATTUALE FACCIATA DELLA CHIESA DELLA CHIESA DI PIEVE DI CONTRONE.
Così è riportato a pg. 40 del libriccino “Pieve di Controne – note storiche – tip. Togneri di D’Olivo, Borgo a Mozzano, Dicembre 1971)”, scritto dal Sac. Elio Carlotti, ultimo pievano della parrocchia.
Nella chiesa di Pieve di Controne da molti secoli la disciplina veniva praticata il Giovedì Santo e, pur essendo stata proibita dal Comune di Bagni di Lucca nel 1824 e successivamente dall’autorità religiosa nel 1857, continuò con grande concorso di pubblico fino alla seconda metà del XX° sec.
La manifestazione dei disciplinatori era molto sentita dalla popolazione e chi nel giorno del Giovedì Santo non era presente in paese chiedeva notizie o riceveva comunicazione dalla famiglia o da amici. 
Di seguito si riportano due lettere dell’archivio Marchi.

La prima lettera è per mano di Arcangelo Marchi, che si trova a fare “figurine” in Germania, indirizzata ai genitori.  Oltre a dare proprie notizie e chiederne della famiglia e dei paesani vuole sapere s”e ci sono stati i disciplinatori il giovedì santo.

“Cari Genitori – Stuttgard [Stoccarda] li 5 Aprile 1874
Con sommo piacere ho ricevuto la vostra cara lettera e sento che state tutti bene, e il simile è di me. In quanto alle camice per ora non ho bisogno ma se capita qualche occasione siamo in tempo ha ragionare.
E sento che il zio Domenico non era anche venuto, ma adesso non sarà più così e spero che l’ avrete veduto.
 Ho avuto molto dispiacere nel sentire che è partita Giuseppina [sorella] e mi farete il piacere quando scrivete mandarmi la direzione [indirizzo].
Mi farete sapere se hanno incominciato a rilavorare al campanile [il vecchio campanile medievale era caduto e veniva edificato una nuova torre campanaria], e se quelli di Geppino sono partiti, e qualche cosa del zio Domenico e del zio Pietro, e se ci sono stati i disciplinatori il giovedì santo, e tutte le novità di costà.
Più che vi prego di non pensare a me, perché io sono qui in ottima salute e ci sto volentieri, e mi piace molto questo mestiere.
Mi saluterete tanto la famiglia Brunicardi, e quelli di Gieppino, Elvira [sorella] e tutti i suoi figli, la famiglia di Cesare e Pellegrino Marchi, e tutti chi domanda di me, e Caterina [sorella] e Giuseppina [sorella] quando gli scrivete.
Resto con salutarvi caramente, voi Padre, Madre, Fratelli e Sorelle, e e chiedendovi la Paterna e materna benedizione, e mi segno
Vostro Aff.mo Figlio
Angelo Marchi”


La seconda lettera è scritta dal cugino Maurizio Brunicardi a Giuseppe Marchi, futuro sindaco di Bagni Lucca, mentre si trova a fare il militare di leva.

“Mio Cariss.mo Peppe
Mi scuserai se non ti ho scritto prima, ma la cagione è stata perché andai a casa ed è pochi giorni che sono tornato.
Quando andai alla Pieve andai a casa tua i quali li trovai tutti bene, e mi dissero che ti salutassi.
Secondariamente ti dirò che a Controne per il Giovedì Santo ci furono tre Disciplinatori, che non conobbi.
La processione al Ponte [Ponte a Serraglio in Bagni di Lucca] fu una gran bella cosa, e vidi il tuo Pietro abbracciato con Tonietta di Cesare tutto il tempo.
Io come tutti di casa stiamo bene e uniti tutti ti danno un grosso mucchio di saluti; ma io uniti a questi ti dò un forte bacio  firmandomi
Tuo Aff.mo Cugino
Maurizio
P.S.
Rispondimi subito non fare come me.”  



sabato 4 febbraio 2017

IL PONTE SUL RENO DI GIULIO CESARE


IL PONTE SUL RENO DI GIULIO CESARE.


Questo “lavoretto paesano” del prof. Francesco Maria Pellegrini analizza la struttura del ponte costruito da Giulio Cesare sul fiume Reno, così come descritta nel libro IV° del “de bello gallico”, dandone una propria interpetrazione.  

NOTA: La struttura militare in legno, atta a permettere il passaggio del fiume Reno fu concepita da Cesare nel corso delle due campagne contro i popoli germanici, durante la conquista della Gallia.
Cesare lanciò due ponti sul Reno per intimorire i Germani, che più volte avevano oltrepassato il corso d’acqua razziando le regioni vicine comprese nei domini romani.




Nei siti internet si trovano del ponte di Cesare schemi di strutture, che differiscono da quanto ipotizzato da Francesco Pellegrini, come quella di seguito riportata.
“Alla solidità bisognava affiancare l’elasticità, per cui non vennero utilizzati chiodi, ma legature in corda. Vennero anche approntate altre opere di rinforzo secondarie: a valle furono fissati altri pali obliqui per aumentare la resistenza alla corrente del ponte, mentre poco più a monte vennero costruite delle palizzate per attutire eventuali colpi subiti da alberi o navi che le popolazioni germaniche potevano lasciare nel fiume in modo da danneggiare il ponte.
Il ponte doveva avere una carreggiata di circa 4 m ed era lungo poco meno di 500 m, con 56 campate di 8 m che costituivano il ponte sul Reno. L'opera secondo Cesare fu completata in soli dieci giorni.”

Schema della struttura del ponte: