mercoledì 7 luglio 2021

CON LA GONNA A 2 ANNI, CON I CALZONI ED IL FUCILE A 4 ANNI.

CON LA GONNA A 2 ANNI, CON I CALZONI ED IL FUCILE A 4 ANNI.

Fino a circa un secolo fa, anche i bambini potevano essere vestiti come le bambine. Questa usanza era soprattutto dettata dalla comodità di fare indossare l’indumento e dalla semplicità di poter cambiare il bambino che aveva fatto i suoi bisogni fisiologici.

Di seguito sono riprodotte le fotografie di mio padre a 2 anni con la gonna e a 4 anni con i calzoncini, il fucile da caccia e il cane “Argo”.



 

venerdì 25 giugno 2021

BURRO E TUTORI

 

NOMINA DI TUTORI E  BURRO

Il sig. Martinucci, autorità che deve consegnare le nomine ai tutori di un minore, prega uno dei convocati a “provvedermi quattro o cinque libbre di burro buono. In ordine al prezzo mi rimetto a Lei”.

La singolarità di chiedere la consegna del burro in concomitanza con un atto burocratico delicato e importante è legata ai tempi. Gli spostamenti a metà ottocento non erano agevoli, anche se la distanza fra le due località (Bagni di Lucca – Pieve di Controni) è di circa 2 km da percorrere attraverso una mulattiera, si approfittava di qualsiasi occasione e in questo caso di un “procaccia” sicuro.

È da credere che il burro sia stato consegnato avvolto in foglie di castagno, come era in uso nella Controneria fino agli anni ‘50 del secolo scorso.

Pregiatissimo Sig.re

E’ venuta la nomina del Tutore e Tutor surrogato del minore del fu Mart.o Marchi e dovrei consegnare ad ambedue l’atto di nomina.

La prego quindi di portarsi al mio ufficio in un giorno di questa settimana in unione a Nicolao del fu Ant.o Marchi, dovendo ambedue firmare l’atto di consegna, che io devo redigere.

Profitto delle sue gentili esibizioni, e la prego di provvedermi quattro o cinque libbre di burro buono. In ordine al prezzo mi rimetto a Lei.

Riceva i sensi della mia perfetta stima, e mi creda

Bagno [Bagni di Lucca] li 8. Febb.o 1841.          Suo Servo

                                                                 M. Martinucci


 

Al pregiatissimo Sig.re

Il Sig.re Luca Marchi Presidente della

Pieve di Controne



lunedì 21 giugno 2021

" .... mio Figlio andatosene a godere la gloria del Paradiso" - da libriccino di ricordi

“ … mio Figlio andatosene a godere la gloria del Paradiso.

  • Libriccino dei ricordi tenuto da Michele Codecasa aiuto veterinario delle reali scuderie del Duca di Lucca Carlo Lodovico e donatogli da Vincenzo Minutoli, nobile lucchese.

- Copertina


- Datomi questo carta fogli l’anno 1825. Regalato dal Sig. Vincenzo Minutoli 

 

- Io Michele Codecasa nato nel mese di Giugno Anno 1797 – Teresa mia moglie nacque 23 giugno 1806 (aggiunto da altra mano: Michele codecasa Morto il 29. Settembre 1852. Teresa Codecasa morta il 2 Ottobre 1844

- Ricordi: Vincenzo Lorenzo Lodovico M.a mio Figlio Primo. Morto il detto Vincenzo il dì 16 Settembre l’anno 1827.

 

- Ricordi: Francesco Giuseppe Carlo mio Figlio nato il dì 9 Decembre 1828. Morto il d.o Francesco il 2 Aprile 1829. 


- A di 4 Agosto 1836: Antonio Domenico Giuseppe Francesco nato nell’ [?] giorno.

A di 27 Agosto 1837. Morto in questo suddetto giorno questo mio Figlio andatosene a godere la gloria del Paradiso. 



- A di 19 Luglio 1838: M.a Anna Antonietta nata in questa sera a ore 9 ½ pomeridiane. Morta il 9 Agosto 1839.



- A di 9 Febbraio 1842: Marianna nata in questa mattina alle ore 2 dopo mezza notte. Morta il dì 11 d.o alla medesima ora.


domenica 23 maggio 2021

IL BUSTO E' DI UN EROE (Napoleone), LA TESTA DI UN MINCHIONE ( Ludovico di Borbone)

Il busto è di un eroe, la testa di un minchione”.

Questa era la frase che veniva detta in casa Pellegrini (Borgo a Mozzano – Lu), quando ci si riferiva al busto sotto riprodotto.

La giustificazione a questa affermazione era dovuta al fatto che il mezzobusto in terracotta rappresentava in origine l’Imperatore Napoleone, ma alla sua prima caduta nel 1814 la sorella Elisa Baciocchi dovette lasciare il principato di Lucca, che divenne un ducato governato da Maria Luisa di Borbone e poi da suo figlio Ludovico.

I Pellegrini, nella cui famiglia annoveravano un direttore della repubblica giacobina lucchese del 1799, dovevano avere un mezzobusto di Napoleone, che all’avvento della restaurazione, pensarono bene di adattare al nuovo governate di Lucca Ludovico.

Chiaramente “eroe” si riferiva a Napoleone e “minchione” (persona sciocca) si riferiva al Borbone.



 

mercoledì 21 aprile 2021

LA PANDEMIA DEL XIX sec. - Manifesto del 1884 affisso in Lucca -

LA PANDEMIA DEL XIX SEC. – Manifesto del 1884 affisso in Lucca.

Nel corso del diciannovesimo secolo il colera, allora chiamato “morbo asiatico”, si diffuse in tutto il globo causando sette pandemie, sei delle quali interessarono anche l’Italia negli anni 1835-1837, 1849, 1854-1855, 1865-1867, 1884-1886 e 1893.

Di seguito è riportato un manifesto del 1884 pubblicato dalla Regia Prefettura di Lucca, che riporta un dispaccio del Ministero dell’Interno del Regno d’Italia.

É interessante confrontare gli strumenti allora impiegati dalle varie autorità preposte al controllo del territorio con le azioni odierne. Si deve tenere presente naturalmente che gli studi su tale morbo erano iniziati nei primi anni del XIX sec e non era disponibile alcun tipo di vaccino.

TESTO:

R. PREFETTURA DI LUCCA

---------- OOO ----------

Abitanti della Provincia di Lucca.

Dal Ministero dell’Interno mi giunge or ora il Dispaccio seguente:

N. 6615. Dalle notizie pervenute da molte Provincie del Regno, mi consta che parecchi Comuni si permisero delle quarantene, di inibire l’accesso ai viandanti che non fossero muniti di certificato comprovante la loro provenienza da Paesi immuni dal colera, e si giunse perfino a proibire del tutto l’ingresso a chiunque si presentasse con o senza certificato ed a costituire ben anche dei cordoni affidandone custodia ad individui non appartenenti alla pubblica forza, alla meglio, in modo affatto arbitrario ed illegale. Già con Circolare telegramma del 18 scorso Agosto, N. 5678, questo Ministero dichiarava che simili provvedimenti erano illegali, dannosi ed inefficaci, e spettava solo al Governo il diritto d’imporre contumacie; che le suddette misure erano rovinose al Commercio, allo scambio dei prodotti ed al ben inteso interesse della popolazione. Poiché si fece palese che non da tutti erasi prestata obbedienza alla fatta diffida si ebbe cura, caso per caso, di ordinare cessassero le arbitrarie misure e, ad amor del vero, i richiami produssero il fine desiderato. Ma dopo che, per un certo aumento della diffusione del morbo, si è visto che in molti Comuni si persiste nel chiedere o nell’attuare abusivamente le censurate disposizioni, credette il Ministero di confortarsi dell’avviso del Consiglio Superiore di Sanità sulla loro efficacia, in linea sanitaria e sul valore che simili provvedimenti potessero avere per difendere i Comuni sani dalle provenienze da contrade infette. Quell’eminente consesso, preso in esame il propostogli quesito, ebbe a dichiarare che, in seguito alle istruzioni da esso Consiglio diramate, circa il modo con cui devono riguardarsi i Comuni prima e dopo l’apparizione del morbo, non credé, come non crede, di proporre le quarantene Comunali, che ritiene affatto inutili, limitandosi a suggerire che possa essere permessa una diligente ispezione medica dei viaggiatori in arrivo e nulla più. Nell’adunanza d’oggi stesso ha poi manifestato l’avviso che i certificati richiesti nella presente circostanza dai Comuni sotto il punto di vista sanitario non bebbansi considerare, ed appoggiava queste conclusioni alle considerazioni, che non basti la dimora per qualche tempo in un luogo infetto per ritenere che una persona si sia contagiata, che i Sindaci non potrebbero con sicurezza attestare altra cosa che una persona in un dato giorno ed ora ha richiesto un certificato, il quale non darebbe alcuna sicurezza della non infezione esistente nel richiedente, il quale potrebbe daltronde contagiarsi anche lungo la via mentre poi un tal certificato non garantirebbe contro una possibile sostituzione di persona tanto nel momento in cui si accorda quanto in quello in cui si giunge a destinazione. Suffragato da tale autorevole parere, che concorda perfettamente colle raccomandazioni generali o parziali fatte prima d’ora, il Ministero dell’Interno è venuto nella disposizione d’ordinare quanto segue: 1. Dovranno cessare immediatamente e non potranno imporsi per l’avvenire le quarantene all’ingresso dei Comuni con sequestro degli individui che vogliono penetrare nel Comune stesso. 2. Non si dovrà richiedere l’esibizione di certificati di provenienza, sia che attestino che i viaggiatori provengono da luoghi non infetti, sia che dichiarino aver essi, per un determinato tempo, dimorato in comune immune dal morbo. 3. Saranno tosto sciolti i cordoni che i Comuni avessero costituiti per difendersi dalle provenienze da Comuni infetti, meno che tali cordoni sanitari siano stati ordinati o autorizzati dal Ministero dell’Interno. 4. Sarà soltanto acconsentito ai Comuni, i quali credessero di usarne di sottoporne a visita medica i viaggiatori provenienti da luoghi infetti, di assoggettare ad osservazione in uno speciale lazzaretto, affatto diverso da quello destinato alla cura dei colerosi, tutti coloro i quali potessero risultare sospetti d’infezione. Tale costatazione dovrà essere fatta da un medico con apposito certificato, e l’osservazione non potrà oltrepassare i 20 giorni. 5. Alle Autorità Comunali ed a tutti coloro i quali contravverranno alle precedenti disposizioni saranno applicate le misure di rigore previste dalla legge Provinciale Comunale e da quella di Pubblica Sicurezza. I Signori Prefetti del Regno pubblicheranno tali disposizioni Ministeriali in tutti i Comuni, meno per ora le isole, e ne cureranno la rigorosa osservanza occorrendo anche la forza”.

Roma 3 Settembre 1884 Pel Ministro – MORANA


Abitanti della Provincia di Lucca.

Nell’ardore di preservare la pubblica salute, i primi momenti del pericolo hanno potuto suggerirci estreme cautele.

Ma la esperienza ha presto dimostrato a quali, e gravissimi danni si andava incontro. Così, nel trasmettervi la parola del Governo centrale, io son certo ch’essa troverà pronta eco in questa illuminata Provincia, dove tanto forte ed alto è l’animo dei cittadini.

E ai Sindaci, a tutte le Autorità, alla Cittadinanza mi affido, perché le disposizioni Ministeriali sieno, senza bisogno di alcuna sanzione penale, pienamente osservate.

Lucca li 3 Settembre 1884 IL PREFETTO

DE MARIA

__________________________________

TIP. ROICCHI PIAZZA S.MICHELE N. 6.







venerdì 22 gennaio 2021

LA TRASLAZIONE DI DUE CADUTI DELLA GRANDE GUERRA (Borgo a Mozzano - LU)

 

 

 

 La traslazione di due caduti della Grande Guerra (Borgo a Mozzano – Lu)

 

Durante la Grande Guerra numerosi furono i cimiteri spontanei, cioè costruiti nelle zone dove si erano svolte battaglie, sparsi sul territorio per raccogliere i corpi delle migliaia di soldati caduti. Alla fine dell’ostilità e negli anni che seguirono furono in parte riordinati e costruiti dei sacrari, come il “Sacrario di Redipuglia, che contiene le spoglie di oltre 100.000 soldati italiani caduti.

I due manifesti sotto riportati indicano che talvolta le spoglie del caduto potevano essere traslate dai cimiteri di guerra a quello del paese nativo, come scritto dal sindaco del comune di Borgo a Mozzano (LU), avv. Enrico Pellegrini, anch’egli ufficiale durante la guerra del 15-18.

 

I° Manifesto:

 

La morte del Ten. D’Olivo è indicata essere avvenuta il 13 luglio 1916 in combattimento e che la salma ha trovato il primo seppellimento nel cimitero di Campo Rovere. Da questi dati si può desumere che l’Ufficiale sia caduto in combattimento nell’ultima fase della “battaglia degli Altipiani”, che si svolse dal 15 maggio  al 27 luglio 1916.

 

 

II° Manifesto: 

 

Sul manifesto non vi sono indicazioni precise della zona in cui trovò la morte il Caporale Pierotti, ma solo la data del 23 gennaio 1918. Si può solo ipotizzare che, essendosi esaurita al termine del 1917 l’offensiva austriaca seguita a Caporetto con la “Battaglia di Arresto” sulla linea del monte Grappa, il Caporale sia caduto nella controffensiva italiana, iniziata nel gennaio del 1918, e che avrebbe portato alla vittoria.

 

Documento militare del Sindaco Avv. Enrico Pellegrini:

 

venerdì 1 gennaio 2021

LE ULTIME ELEZIONI LIBERE DEL 1924 A BORGO A MOZZANO (LU)

 

Le ultime elezioni libere del 1924 a Borgo a Mozzano (LU).

Il manifesto del 28 novembre 1924, a firma del sindaco avv. Enrico Pellegrini, annuncia che “le elezioni per la rinnovazione del Consiglio Comunale” avrà luogo il giorno 24 dicembre del 1924, aggiungendo che l’Amministrazione “ha compiuto in quest’anno l’ordinario periodo quadriennale fissato dalla legge” e “ha voluto non protrarre le proprie funzioni sino a I° Giugno venturo, epoca che il decreto di proroga del 27 aprile 1924 stabiliva; e ciò perché la nuova Amministrazione iniziasse con programma e criteri propri l’esercizio del nuovo anno.

È da ritenere che la ragione per non prolungare le funzioni amministrative fosse in larga parte dovuta agli attacchi scomposti dei fascisti del comune, appoggiati dal ras lucchese Scorza. Così sul giornale “L’Intrepido”, quotidiano fascista diretto dal nominato ras: “Il giorno 10 agosto corr. [1924], i Segretari dei Fasci del Comune di Borgo a Mozzano votarono il seguente ordine del giorno:

I Segretari politici di tutti i Fasci del Comune di Borgo a Mozzano; in adunanza plenaria del 10 agosto 1924.

Prendendo in definitivo esame la situazione morale, politica, Amministrativa del Comune di Borgo a Mozzano, per parte dei suoi amministratori, situazione che già da lungo tempo è oggetto di osservazione da parte dei fasci suddetti, i quali sentono il dovere e si propongono di adempierlo, di non trascurare una vigilanza, ai fini del bene pubblico, su quanto si compie dall’Amministrazione, non trascurando quanto in rapporto colla questione generale politica;

Constatato come dopo la marcia su Roma, furono rinnovate moltissime Amministrazioni locali onde fossero sinceramente concordi col movimento generale rinnovatore col movimento generale rinnovatore della coscienza Nazionale, e che l’Amministrazione Comunale di Borgo a Mozzano poté rimanere al suo posto, nella fiducia che sentisse tale rinnovamento, operasse con diligenza di propositi Nazionali e locali.

Considerato che a tale fiducia mancò, e che da troppo tempo l’Amministrazione comunale di Borgo a Mozzano dà penosa prova ……. Constatato che essa [Amministrazione comunale] corrisponda con assai scarsa sincerità di opere ai concetti ispirati dalla volontà della Nazione, contro la quale invano e pietosamente contrastano tendenze occulte o palesi di opposizione non degne ……[ i Segretari dei Fasci]  deliberano di scindere più completamente ancora di quanto non abbiano fatto finora la responsabilità dei Fasci dall’azione dell’Amministrazione Comunale di Borgo a Mozzano …….

Ancora dall’Intrepido è rivolto un violento attacco all’amministrazione comunale per le parole espresse nell’avviso delle elezioni. Per il 25 dicembre corrente sono indette l’elezioni comunali di Borgo a Mozzano. Nel darne annunzio, la Giunta Municipale in un manifesto ha subdolamente attaccato il Fascismo. Per tale fatti si sono riuniti i Segretari Politici di questo Comune ed hanno votato il seguente ordine del giorno: l’inopportunità della pubblicazione di tale manifesto, il quale contiene affermazioni favorevoli, e quindi molto discutibili, circa l’operato di essa …. e contiene, altresì, affermazioni assai azzardate e poco generose verso il Fascismo, del quale si vorrebbe chiuso il ciclo di vita, ….. rivendicano al fascismo la sua funzione di continuità storica, poiché esso è l’unica speranza e l’unico fattore di rinnovamento …. decidono di non raccogliere per ora nessuna provocazione …. Ma si riservano di rispondere ad alta e chiara voce …. dopo che i popolo …. avrà scelto la rappresentanza del Comune …..”

Il 14-12-1924, a pochi giorni dalla votazione, il medesimo giornale  pubblica: “Domenica 21 corrente avranno luogo a Borgo a Mozzano le elezioni per la nomina del Consiglio comunale. Due liste – checché ne dicano altre voci – sono in lotta: quella del Fascio e quella dei combattenti….. Giunti alla soglia delle elezioni, i Fasci intendevano completare la loro opera di risanamento amministrativo col formare una lista aliena da ogni concetto politico, aggiungendo ai nomi espressi dalle loro file, i nomi di persone che potessero con sincera fede cooperare al bene del paese ….. Disgraziatamente. L’intenzione corretta e sana si è urtata contro una velleità che ha assunto un carattere nettamente politico, proprio da parte della sezione dei Combattenti, che si compiace di definirsi apolitica ….. Il paese, nel quale non mancano certamente correnti coscienti e sane, giudicherà……”


 

La vittoria delle elezioni fu appannaggio della lista dei Combattenti, allora i fascisti iniziarono a osteggiare pesantemente la nuova Amministrazione. Il Partito Fascista aveva ritenuto di poter conquistare il comune di Borgo a Mozzano, uno dei soli 6 comuni dei 28 della provincia di Lucca, che non avevano il consiglio comunale completamente fascista, ma a guida dell’ANC (Associazione Nazionale Combattenti).

Nella prima seduta del 7 gennaio 1925 il nuovo Consiglio a maggioranza antifascista (11 consiglieri popolari, 4 combattenti, 3 della Democrazia Sociale, 3 liberali, 2 socialisti unitari, 1 dissidente fascista) elesse come sindaco il Cav. Avv. Tedice Santini, ma subito si ebbe un attacco violento da parte dei consiglieri del fascio che lo portarono alle dimissioni.

Lo scontro fra l’amministrazione e i fascisti nella seduta inaugurale s’imperniò, almeno formalmente, sul rifiuto dell’ANC di omaggiare il capo del Governo Mussolini ma solo “l’Augusta Persona” del Re, come si legge nel manifesto del’Associazione Nazionale Combattenti – Sezione di Borgo a Mozzano.

 


La cronaca ufficiale conosciuta di questa drammatica seduta e dei giorni che seguirono deriva da atti di parte fascista, è pertanto interessante il contenuto della lettera inviata il giorno seguente al Prefetto dall’ex sindaco Enrico Pellegrini.

 8 gennaio

Come la S.V. sa, il 21 di decembre 1924, ebbero luogo in questo Comune le elezioni amministrative per la nomina del Consiglio Comunale.

Da dette elezioni uscì vincente la lista completa dei Combattenti contro una seconda lista proposta dal Fascio locale.

Ieri 7 corrente, fu convocato il nuovo consiglio e si procedette alla nomina del Sindaco e degli Assessori, dopo di che un Consigliere della minoranza fascista propose l’invio di due telegrammi uno alla Sua M[a]està, l’altro a S. E. Benito Mussolini. La maggioranza del Consiglio, e primo fra tutti l’eletto a Sindaco, Cav. Tedice Santini, Maggiore di M. T. del R. Esercito Italiano, approvò l’invio del telegramma a S. M., e non accettò l’invio del telegramma a S. E. Mussolini.

 Dopo la seduta consigliare sono avvenuti fatti che la S. V. potrà accertare con opportuna inchiesta. Conseguenza di che è il fatto delle dimissioni della carica dell’eletto a Sindaco Cav. Santini. Al tempo stesso che ho appreso le dimissioni suddette, anzi rinuncia, è pervenuto a questo Comune una lettera di dimissioni protesta di cinque Consiglieri della Minoranza.

Poiché nella mia qualità di Sindaco uscente, e non esistendo ancora il successore a tale ufficio, non saprei quale provvedimento adottare in riguardo, tanto più che il testo della lettera sembra contenere apprezzamenti di indole delicata e tali da provocare reazioni da parte delle persone alle quali sono diretti, invio alla S.V. la protesta in parola, onde voglia compiacersi esaminare il caso suggerirmi i provvedimenti da adottarsi. 

Con osservanza,

Il Sindaco

 

 

Assieme alla copia della lettera inviata al Prefetto non è stata conservata copia della missiva “di cinque Consiglieri della Minoranza”, ma sulla minuta solo scritti appunti scritti a matita che certamente si riferiscono alla seduta e ai giorni successivi.

“ = Frasi del Segretario politico del Fascio: che la prossima seduta consiliare sarà fatta col manganello – se la seduta sarà presieduta da lui ecc.

= Convocazione immediata del Fascio per decisioni urgenti

= Adunata di fascisti sulla piazza di S. Rocco

= Voci catastrofiche di invasioni da parte di fascisti che verrebbero da fuori. - Che il consiglio non si sarebbe più adunato ecc.

= Invio dell’Intrepido biffato “evidenziato” del giorno 8/1/25 all’avv.to Santini.

= Reazione del Segretario Politico all’ammonimento del Sindaco colle parole me ne frego dirette al Sindaco alla sua presenza il quale aveva dichiarato la sua qualità di Uff. di P.[ubblica] S. [sicurezza] nel fare l’avvertimento suddetto.”

A breve giro di posta, il 12 gennaio 1925, viene trasmessa all’ex sindaco Pellegrini la secca risposta della prefettura.

 “ Poiché il nuovo Consiglio Comunale si è già insediato fino dal giorno 7 corrente, e poiché questa Prefettura ha già reso esecutoria la deliberazione di nomina della Giunta, prego la S. V. voler procedere alla consegna dell’amministrazione alla Giunta stessa.

Il Prefetto”

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Nel 1925 l’Amministrazione antifascista di Borgo a Mozzano fu travolta dalle minacce fasciste e dalle repressioni poliziesche, spengendosi così una delle ultime voci libere in provincia di Lucca:

- 7 gennaio 1925 nominato sindaco Tedice Santini,

- 9 gennaio 1925 dimissioni del sindaco Tedice Santini,

- 6 febbraio 1925 l’Intrepido parla della seconda riunione del Consiglio comunale dove il “facente funzione del Sindaco propone di respingere le dimissioni del Sindaco e dei consiglieri fascisti di minoranza”.

- 18 marzo 1925 eletto un nuovo sindaco Quirino Conti, della lista dei Combattenti.

- 15 giugno 1925 dimissioni del sindaco Quirino Conti.

- 26 giugno 1925 dimissioni di tutti i consiglieri del Consiglio Comunale.

- mese di  luglio nomina del Commissario Prefettizio cav. Uff. Romeo Angelelli nota “…. Il sig. Angelelli, persona retta e capace, e di sicuri sentimenti fascisti, sarebbe secondo me idonea a reggere il comune di Borgo a Mozzano… ” - Dall’ archivio Dell’Ist. Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in provincia di Lucca – minuta di una lettera del 5 luglio, contrassegnata n° 1001 (Gabinetto della Prefettura di Lucca)